Tutti falsi, sì, avete capito bene. Sono effettivamente tutti falsi, o quasi, i gioielli che oggi giorno vediamo indosso a vip internazionali, nei parterre delle sfilate e per le strade, all’ingresso dei megatendoni, durante le varie settimane della moda. Falsi, lo ripetiamo, nel senso di fake – come direbbe un nostro amico d’oltremanica- ovvero finti, assolutamente non preziosi, ma decisamente di tendenza. Lo sono i bangles (braccialetti) di ultimo grido, le collane enormi e maxi, le spille e gli orecchini candelabro che affollano vetrine e i siti web. Partendo dall’assunto che sono altamente desiderabili, a me i fake jewels, e torna l’influenza anglosassone, creano un dubbio legittimo: il prezzo. Perché se a essere belli sono belli, a essere deliziosi, sono deliziosi, costano moltissimo. E non corrucciate la fronte: sostenere, infatti, che il gioiello è falso non equivale, in questo caso, direttamente a definirlo economico, anzi. Tale gingillo a volte supera notevolmente il prezzo di un suo normale parente di alto lignaggio, basando, nel caso del diamante finto ad esempio, la sua “caratura”, non tanto sulla lucentezza, sul taglio e quant’altro, ma sulla firma. Su una griffe, che nel momento subito dopo il lancio, potrebbe sciogliersi al sole del meccanismo modale con la stessa velocità con cui la sua appendice di plastica potrebbe sciogliersi in spiaggia, lasciandoci con un pugno di mosche in mano e un conto in banca rosso. Rosso peperone. Come fare, dunque, a muoversi tra il desiderio di possesso e la ragionevolezza del risparmio? Trovando, filosoficamente, il giusto mezzo. Optando per una scelta moderata, che permetta di acquistare un fake, se non proprio autentico, almeno decente ed evitando di buttar via i nostri/vostri spiccioli per quelle versioni banalmente tristi, che si trovano in giro e che solo alla vista provocano prurito ed allergia. Infine, e questo sembra proprio un consiglio da vecchia zita –ma, del resto il vintage va di moda- investendo sull’oro. Quello sì, che è sincero e non ci tradirà mai.
Ok, giù i pantaloni. Non scandalizzatevi, per carità, il nostro invito è molto meno malizioso di quello che possiate pensare. Vi invitiamo, infatti, a liberarvi
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