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Tutti falsi. Parte terza
Scritto da Iolanda Mansi

“Non c’è due senza tre”, affermano i saggi. E poiché, noi di NSS non ci facciamo mancare mai niente, la terza parte di questa saga dei “fasulli” ve la vogliamo concedere.
Rullo di tamburi: la medaglia di bronzo all’accessorio fake da avere, a tutti i costi, quest’inverno, va alle t-shirt. Che devono essere rigorosamente false. Ma, con ironia.

Di t-shirt menzognere, se così si possono chiamare, ne è pieno il mondo. Da quelle che in maniera sfrontata si interrogano circa un certo Karl, con l’ormai famosissimo motto “Karl Who?” (ovviamente sbeffeggiando il mitico couturier francese), fino a quelle che in maniera goliardica invertono e scherzano sui simboli del fashion system, quasi quasi a dimostrare che alla fine quello che conta è quello che uno vuole credere. La moda ha le sue regole, i suoi diktat e il suo sistema di segni. Queste t-shirt irriverenti giocano con tali codici e con la forza che gli stessi emanano, ottenendo un ritorno (riflesso e diretto) a volte anche superiore a quello da cui sono partiti.


L’idea di fondo è geniale: si prende un emblema che ha una sua identità precisa, lo si falsifica inserendolo in un contesto altro e lo si vende, evitando grazie all’opera di falsificazione, l’accusa di plagio. Quello che piace poi è che ad un certo punto la t-shirt falsa acquista più valore e fascino di quella vera, per cui il processo si inverte ed è lo stilista a guardare i suoi detrattori e non viceversa. Si finisce così con l’orgogliosamente esibire la maglia che fa il verso alla Chanel, ad esempio, avendo poi al braccio la mitica 2.55, originale e pagata a caro prezzo.

Ai tempi del liceo, il mio, si portavano magliette ironiche che si “scagliavano” contro il meccanismo del logo: “Verace” al posto di Versace, era una specie di must. Oggi, invece, questi falsi sono più raffinati, più attenti alla comunicazione, perché desiderosi in realtà non tanto di criticare la loro origine autentica, quanto piuttosto di prenderne il posto. In realtà, ci manca poco. Non passerà ancora molto tempo, infatti, che queste t-shirt deliziosamente bugiarde, diventeranno il nuovo establishment. Al quel punto, chi vorrà cercare di intentare la strada al successo, non dovrà fare altro con pochi euro di mettere in produzione il “pezzotto” del fasullo, facendo così ripartire da zero, il meccanismo modale. E a noi, poveri compratori senza alcuna velleità, cosa rimane??? Facile, una bella t-shirt, che male che ci va, con un boyfriend blazer fa sempre la sua bella figura…

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