
Ilanka Simoné Verhoeven è una ragazza di 18 anni. Non sembrerebbe, a dire il vero, nè guardando le sue foto - il suo fisico praticamente perfetto, le espressioni forti e gli sguardi in camera sicuri, il viso ovale reso particolare dal taglio mohicano – né leggendo le risposte che mi ha dato quando la ho intervistato. Risposte mature, articolate e decise, che hanno reso per me davvero un piacere stabilire un contatto con questa fashion blogger che viene dai Paesi Bassi, e che ameremmo avere qui con noi come è successo con la musa che l’ha preceduta, la nostra amica Anna Bu. Per ora ci accontentiamo di averla come musa del mese…a voi, Ilanka…
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Intervistare Nahúm Villasana di Architectural Clothes, è stata per me un’esperienza davvero interessante. E non solo per le sue creazioni che sono belle proprio da vedere, anzi, da capire, perchè il mio è stato un interesse che ha trasceso il lato estetico. Ciò che mi ha colpito è stato il suo interesse per il corpo, il suo studio delle forme e delle linee, la sua capacità di creare ciò che non c’è attraverso la geometria ed i volumi. Sentire parlare questo 23enne messicano delle sue creazioni, così anomale ma così razionalmente concepite ed illustrate, mi ha fatto capire per un attimo come ci si deve sentire quando si crede realmente in quello che si fa, anche quando si è consapevoli che almeno inizialmente si è gli unici (o comunque uno dei pochi ) a comprenderlo. Nahúm Villasana ha risposto alle mie domande con la posatezza di chi è abituato a dare spiegazioni per lavoro, essendo lui anche professore alla Escuela de Diseno de Baja California, dove ha studiato e dove adesso insegna Storia del Costume. E questo è quello che mi ha detto....
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Per non sentire: una gorgiera che diventa un cappuccio.  Per non odorare: una passata che diventa maschera.  Per non vedere: un fermaglio che diventa una visiera.  Per non toccare: una borsa che diventa un guscio.
Veasyble ci dà la possibilità di scegliere quale senso rendere latente, grazie ad un set esclusivo di oggetti che permettono di trovare rifugio nell’intimità del proprio mondo, anche se si è in mezzo alla gente. Piccole protesi cartacee che nascono come accessori e che, all’occorrenza, si rivelano efficienti schermi di separazione dal mondo esterno. Insomma, un accessorio in due tempi: quello dell’apparire e quello dell’essere. Vediamo cosa ci dicono le menti (e le braccia!) che hanno avuto questo progetto tanto innovativo da aver ricevuto una menzione speciale da Artex Scenari di Innovazione 5th Edizione e da PAD Design and Mediterranean between Present and Future e da aver trovato esposizione presso lo showroom Mozaik di Istanbul durante il Design Week Istanbul.
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Dylana Suarez. Giovane, californiana, ma soprattutto decisa. Tutto ciò che c’è da sapere su di lei è riassunto nella frase del profilo del suo blog, Nana in Wonderland, dove recita: “Fashion is what makes me wake up in the morning. Writing clears my mind and mends my heart. Stories help me sleep at night. I see every single day as a chance to look and feel fabulous”, la moda è ciò che mi fa alzare al mattino, scrivere pulisce la mia mente e ricuce il mio cuore, le storie mi aiutano a dormire di notte, vedo ogni singolo giorno come un’occasione per sembrare e sentirsi favolosi. E favolosa lei lo è davvero. Leggete cosa ci ha detto nell’intervista che ci ha rilasciato come musa del mese…
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English version Lima, 2002: il caldo torrido della stagione estiva appena inaugurata non risparmia nessuno. Mision Misericordia nasce qui, così, all’ombra di un pensiero che porta il nome di due ragazzi francesi che da semplici turisti si sono trasformati in imprenditori di un progetto unico e di incredibile successo. Tutto ha inizio quando Mathieu Reumaux e Aurelyen Conty (autore del logo del brand) decidono di visitare il Perù, nel luglio 2001, facendo poi ritorno in Francia con in testa l’idea di dar vita a un’iniziativa che potesse essere d’aiuto alla popolazione locale. I due studenti francesi ebbero infatti una visione, la cui esattezza sarebbe stata confermata anni dopo dal successo pressoché globale ottenuto dal brand da loro avviato: dare vita ad un progetto 100% made in Perù, che seguisse l’intero ciclo vitale dei capi, dalla loro nascita sotto forma di bozzetti fino al prodotto finale, distribuzione inclusa.
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